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Scritto da Marcuz - WebAdmin
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Thursday 01 July 2010 |
Da sempre il concetto di "tardi" è una delle prime cose a cui penso appena sveglio. Apro gli occhi, annaspo cercando il cellulare sul comodino senza cambiare posizione, rovescio le bottigliette da mezzo litro vuote, faccio cadere gli occhiali e alla fine riesco con un occhio chiuso ed uno aperto a vedere che ore sono. Ovviamente, è tardi. |
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Ci sono due tipi di tardi: il tardi "tardi ma posso rimediare" e il tardi "troppo tardi". Come quando tuffi il biscotto nel tè caldo e poi per un attimo te ne dimentichi. C'è il tardi che magari girando il cucchiaio a mulinello riesci a salvare il poveretto, magari metà alla volta, e il tardi che capisci subito che gli ultimi sorsi dalla tazza saranno una specie di poltiglia sabbiosa. C'è il tardi che quando l'ascensore si chiude ti arrischi nell'infilare un piede all'altezza della fotocellula e il tardi che lasci che si chiudano le porte.
A sfidare la fisica della vita quotidiana, intesa come tè caldo + biscotto secco + tempo = poltiglia, si perde sempre. Gli oggetti hanno sempre ragione. Apri l'anta di un mobile, te la dimentichi, ci sbatti contro.. ha ragione l'anta. Non ci sono scuse.
Con le persone è diverso. Sono convinto che non sia più un discorso di torto o ragione, "tardi ma posso rimediare" o "troppo tardi". Le persone hanno una piccola sveglietta al loro interno, come quella che si usa in cucina, che sembra una piccole bomba a orologeria. Finita la carica, suona all'impazzata. Mi piace credere che sia così per tutti. La cosa bizzarra è che molti non lo danno a vedere, perchè entrano in gioco mille vizi della mente a sedare l'animo eccitato. La sveglietta continua a suonare, sotto una montagna di cuscini. Il mio sogno sarebbe che tutti, un po' alla volta, spostassero questi cuscini. Sarei curioso di sentire il suono delle loro svegliette. Un coro di suoni. Come mille vuvuzelas nello stadio, il giorno della finale.
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Scritto da Marcuz - WebAdmin
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Tuesday 22 June 2010 |
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Forse non tutti sanno che la Zizzania è una pianta erbacea dall'alto potere intossicante. Ma non ci occuperemo di botanica oggi. Restiamo sull'utilizzo più conosciuto della zizzania, il modo di dire "seminare zizzania", cioè disseminare di elementi conflittuali e critici un determinato scenario relazionale.
Io immagino Zizzania come un'entità, qualcosa di vagamente superiore (o inferiore, chi può dirlo..) che talvolta si mescola alle nostre vite come fa la pianta con il frumento. Zizzania non chiede permesso, non si preoccupa del fatto che magari la vita possa già essere di suo un po' difficile, non si prende pause estive o invernali. Zizzania occasionalmente si sbizzarrisce ed infesta il nostro seminato. Zizzania è quando perdi l'autobus perchè ti cadono le chiavi di casa. Zizzania è quando tra tutte le persone che potresti incontrare, ti imbatti in quella sbagliata. Zizzania è quando le situazioni si intrecciano talmente tanto che portare al termine la giornata diventa un gioco di strategia.
|  |  | Ma Zizzania è anche quando l'imprevedibilità degli eventi diventa uno stimolo in più per vivere nell'avventura senza necessariamente essere nella Foresta Amazzonica. Zizzania è' quando un incontro, seppur fortuito, può stimolare ricordi o riflessioni, può suggerire che le persone possono cambiare e cambiano, come tutti facciamo. Zizzania è forse il sale e il pepe, l'aglio e le spezie che insaporiscono questo lento scorrere, rendendolo un po'più veloce, poi rapido e poi inarrestabile. |
Un piatto insipido può saziare, ma con Zizzania c'è un gusto nuovo ad ogni sforchettata. E noi, mangiamo con le mani...
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Scritto da Marcuz - WebAdmin
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Sunday 16 May 2010 |
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Credo che nella vita (lo so, parlo sempre di quella..) ci siano dei piccoli dogmi fondamentali da rispettare.
Uno di questi, difficile da assimilare, sono le "debite distanze".
Le "debite distanze" sono quelle misure che vanno oltre al normale sistema metrico a cui siamo abituati; sono fragili intervalli di spazio variabili nel tempo che separano due cose.
L'esempio tipico è il ragazzo del volantinaggio. Ce ne sono di due tipi secondo il mio parere.
Il primo è quello impaziente, quello che preferirebbe creare una pioggia di volantini, sperando che qualcuno ne prenda in mano uno. In questo caso le debite distanze sono nulle, in quanto il volantino potrebbe arrivare a chiunque. Non esiste un rapporto tra le due parti. Non c'è ne impegno ne interesse.
Il secondo è quello che ha pronto il suo volantino, sapendo che è il miglior volantino mai consegnabile e crede nel messaggio che va a distribuire.
La gente cammina, gli cammina vicino.. Spesso non viene neanche degnato di uno sguardo. Altre volte la gente prende il volantino e se ne va sperando di trovare un cestino.
Altre volte entrano in gioco le debite distanze. In questo caso le debite distanze sono quelle che separano il ragazzo dei volantini dalla persona che gli si fa incontro nella via. Il volantino, se contiene un messaggio importante, un messaggio prezioso, non va imposto. C'è un preciso istante in qui la persona alza lo sguardo e incontra quella del ragazzo. Il cenno. Se in quel momento il passo della persona cambia e si dirige verso di lui, il ragazzo farà due passi, frettolosi, cosciente di aver trovato qualcuno che apprezzerà il suo volantino.
In quel preciso momento le debite distanze vengono annullate. Cosa le ha fatte sparire? Il cenno.
Il ragazzo, senza cenno, resta con il volantino in mano. In attesa. Serenamente.
Bentornata Primavera. 
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